In merito al diritto di visita nell’immobile locato del proprietario non esiste una normativa specifica che regolamenta le stesse.
Le sentenze che sono intervenute sull’argomento hanno statuito un generico obbligo di visita a carico dell’inquilino sulla base degli articoli
1175 e
1375 del codice civile, relativi agli obblighi di buona fede e correttezza cui sono tenuti il locatore e il conduttore.
Sulla scorta di tali principi, le visite devono essere validamente motivate e anche concordate, negli orari e nei giorni, con il conduttore, sulla base anche di quanto statuito in proposito nel contratto (sia esso a
canone libero o a
canone concordato)
Quali possono essere i motivi delle visite?
In sostanza, il locatore ha il diritto di visitare e far visitare l’immobile in locazione per vari motivi, ad esempio qualora intenda stipulare con altri un contratto di locazione allo scadere di quello in essere, qualora intenda vendere l’immobile ecc.
Un’altra motivazione importante alla base dell’esercizio il diritto di visita può essere quella di verificare l’efficienza del fabbricato e provvedere all’eliminazione di quelle problematiche che possano compromettere il buono stato dell’immobile. Ciò in quanto il locatore è tenuto ad un obbligo di custodia e vigilanza dell’immobile locato che gli impone di controllare, attraverso tali visite periodiche, il buono stato dell’immobile medesimo.
Conseguenze in caso di rifiuto del conduttore
La sentenza della
Cassazione n. 5133 del 1979 ha affermato che, qualora il conduttore impedisca la visita dell’immobile a coloro che vorrebbero acquistarlo, lo stesso diventa inadempiente rispetto alla locazione e può andare incontro ad un’azione di risoluzione contrattuale da parte del locatore.
Allo stesso modo, anche il rifiuto ingiustificato dell’inquilino alle visite esercitate per uno degli altri motivi detti, può fare incorrere il conduttore in un inadempimento contrattuale, causa di risoluzione del contratto.
Possibilità di chiedere il risarcimento del danno
In un’altra sentenza, la Corte di Cassazione ha ritenuto che, nel caso in cui il conduttore ostacoli il diritto di visita dell’immobile messo in vendita, debba risarcire il proprietario, dal momento che tale comportamento pregiudica le trattative e la possibilità di vendita dell’immobile stesso.
Azione d’urgenza del proprietario
Il diritto del proprietario può essere tutelato con un’azione d’urgenza ex articolo 700 c.p.c., costituendo l’ostacolo al diritto di visita un pregiudizio imminente e irreparabile che potrebbe essere pregiudicato dai lunghi tempi di un giudizio ordinario, in quanto il proprietario non potrebbe esercitare diritto di visita per tutta la durata dello stesso.
È stato tuttavia osservato dalla giurisprudenza che è illegittima la clausola del contratto di locazione che preveda la possibilità di esercizio di tale diritto di visita ad esempio per 3 ore al giorno di ogni giorno non festivo. In tal caso, la sentenza che ha affrontato il caso, ha limitato tale diritto di visita ad un’ora sola di un solo giorno della settimana, previo accordo tra le parti, in modo da salvaguardare i rispettivi diritti di proprietario e conduttore.
Tentativo di soluzione stragiudiziale
Prima di avviare l’azione giudiziaria, in ogni caso è importante inviare una lettera preliminare in cui il locatore dovrà richiedere al conduttore di consentire il legittimo esercizio del suo diritto di visita, dando un termine allo stesso (in genere 15 giorni), evaso il quale si ricorrerà al Tribunale.